Iniziamo con due carte riferite alle prossime 72-96 ore della situazione emisferica stratosferica a 10 Hpa.

 

 

 

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Tralasciando un attimo i possibili effetti sulla troposfera ci vogliamo concentrare sulla storia dei grandi eventi di major warming a 10 Hpa nel corso degli ultimi 38 anni. Diciamo subito che possiamo registrare una non omogenea distribuzione di questi grandi eventi, nella maggioranza dei casi concentrati nei primi anni ’80 con un apice nel 1985, a cui seguì il famoso evento straordinario del gennaio sul nord Italia. Possiamo inoltre individuare solo due altri casi  paragonabili a quello a cui assisteremo nei prossimi giorni: il primo nel gennaio del 1985 ed il secondo tra gennaio e febbraio del 2009. In particolare quello del 2009 raggiunse valori termici paragonabili a quelli che vengono previsti oggi dal modello presentato in apertura.

Vediamo qui di seguito quell’evento datato 22 gennaio 2009.

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Le temperature del 22 gennaio del 2009 a 10 Hpa raggiungono sull’Islanda e la Groenlandia raggiungono valori record positivi, oltre gli 8°C sopra lo zero, il Vp si divide in due parti, l’asse del riscaldamento può essere facilmente individuato con un segmento che congiunge la Groenlandia con il Giappone.

Vediamo gli effetti di questo stratwarming a livello emisferico ed europeo. Considereremo per questo confronto le anomalie di geopotenziale e termiche per il nord emisfero e l’Europa nei primi 15 giorni di febbraio, stimando in circa dieci giorni il tempo di propagazione del riscaldamento  stratosferico in troposfera.

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Evidente l’esplosione del VP in tre parti ben distinte di cui una sprofonda sul Mediterraneo centro occidentale. Vedremo però dall’immagine successiva che questa situazione emisferica non si tradurrà in un evento troposferico di rilievo.

 

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In questa mappa delle anomalie termiche al suolo evidenti le marcate e diffuse anomalie calde in tutto il nord emisfero, fatta eccezione per la Siberia centro-settentrionale e le Aleutine. Sembra dunque che gli effetti non si siano, in questo caso espressi in troposfera con le tanto auspicate retrogressioni gelide, cerchiamo di capire in perché. Sembra che le motivazioni della mancata propagazione al suolo di questo poderoso riscaldamento possano essere spiegate con la QBO fortemente positiva di quel frangente che impedì di fatto la comparsa di schiette correnti antifonari con conseguenti retrogressioni gelide. Vediamo dunque cosa è accaduto, invece quando questi eventi stratosferici sono avvenuti con una QBO simile a quella di quest’anno, fortemente negativa. I casi in cui grandi riscaldamenti stratosferici si sono accoppiati a QBO negativa sono stati: febbraio marzo 1980, febbraio 1982, febbraio 1984, gennaio 1992, dicembre 2001, gennaio 2006, febbraio 2008. Vediamo quindi le conseguenze troposferiche degli anni in cui l’evento stratosferico si registrò in febbraio con QBO fortemente negativa come oggi.

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Come possiamo vedere, solo in tre anni, precedentemente si sono avute condizioni del tipo di quelle che vedremo nei prossimi giorni. Va detto che i riscaldamenti registrati in quei frangenti non sono assolutamente paragonabili a quelli previsti oggi.  Vediamo comunque la conferma di condizioni di instabilità in sede mediterranea determinate da anomalie positive in zona scandinava. Non appaiono però, come vedremo importanti retrogressioni continentali annesse a queste condizioni. Come vedremo nelle mappe successive.

 

 

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Interessante comunque notare come anche in queste analisi venga confermata la nostra previsione mensile contraddistinta da anomalie negative ed episodi instabili a carattere freddo sul nord Italia. Ma l’elemento più interessante espresso da queste analisi appare una assenza di correlazione tra gli strawarming di tipo major rilevati in questi anni e retrogressioni di notevoli dimensioni sull’Europa. Dunque, faremo certamente attenzione alla significativa fase stratosferica in corso, ma non facciamoci grandi illusioni: la storia climatica, seppur breve, questa volta non è dalla nostra parte.

 

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