All’inizio della stagione calda del nord emisfero possiamo fare un resoconto della situazione in essere sul nostro pianeta, anche perché se ne sente un gran parlare in giro, non sempre con basi scientifiche attendibile. Per scrivere, dunque, dei fatti suddetti in maniera il più possibile obiettiva utilizzeremo una fonte scientificamente inappuntabile: tradurremo l’articolo inglese di cui forniamo il link appartenente al sito della NASA.

https://neptune.gsfc.nasa.gov/csb/index.php?section=234

Dopo di che faremo un breve commento. Buona lettura.

J. C. Comiso, C. L. Parkinson, T. Markus, D. J. Cavalieri and R. Gersten

La copertura del ghiacci artici marini è uno dei componenti chiave del sistema climatico polare. Esso è stato negli ultimi anni al centro dell’attenzione, largamente, a causa del forte decremento della banchisa polare artica e dei risultati dei modelli matematici che indict che il riscaldamento globale potrebbe amplificare lo scioglimento a causa di un feedback dovuto alla mancanza di albedo. Questi modelli comparano la alta riflettività delle zone con copertura dei ghiacci (albedo) con le acque libere dai ghiacci. Le registrazioni basate sui dati dei satelliti iniziate sin dal tardo 1978 mostrano, infatti, che I rapidi cambiamenti che sono stati osservati nell’Artico, dove la copertura ghiacciata si è ridotta a tassi molto elevati. Al contrario, nell’Antartico la copertura ghiacciata marina è cresciuta sebbene ad un tasso minore rispetto al decremento artico. Mostriamo qui sotto le osservazioni satellitari della copertura dei ghiacci sia sull’artico che sull’antartico confrontate con le registrazioni storiche di più di 37 anni. I grafici e le mappe colorate sono state scelte per raccogliere informazioni sull’attuale situazione della banchisa marina e come la maggioranza dei dati giornalieri rilevabili possano essere confrontati con i record minimi massimi registrati per le medesime date dai satelliti. La concentrazione dei ghiacci marini è la percentuale della copertura areale del ghiaccio all’interno dei dalla lista di dati. L’estensione dei ghiacci è data dalla somma integrale delle aree di tutte le celle con area ghiacciata superiore al 15%, mentre l’area dei ghiacci marini data dalla somma integrale del prodotto della concentrazione dei ghiacci e dell’area di tutte le griglie con concentrazione di ghiaccio superiore al 15%. La linea verticale tratteggiata indica la data degli ultimi dati tracciati e mappati.

In questa prima immagine notiamo in verde l’andamento dell’estensione dei ghiacci e dell’are delle aree ghiacciate nel 2019 confrontate con il 2007, anno del secolo con maggiore estensione e 2012 anno del secolo con minore estensione, le altre linee colorate segnano rispettivamente: la media 2009-2018 (violetto) 1999-2008 (arancio) 1989-1998 (blu) 1979-1988 (rosso). Si può notare a tal proposito che il massimo raggiunto a marzo di quest’anno abbia superato il 2007 e la media 2009-2018, pur rimanendo al di sotto del dato del 2012, impressionante invece la prima parte della primavera 2019 dove il dato appare nettamente inferiore a tutti i dati precedenti.














Nell’immagine viene confrontato il massimo valore mai raggiunto il 24 aprile, 1980 nello specifico, e l’attuale che rappresenta anche il minimo mai raggiunto per questo giorno.

Passando all’antartico le cose non vanno certamente meglio.

Lo scorso febbraio la concentrazione dei ghiacci marini ha raggiunto il minimo valore mai registrato nel decennio ed ancora oggi siamo su valori inferiori a quelli rilevati nel decennio.

Evidentissimi i pezzi di banchisa mancanti tra il minimo del 24 aprile ed il massimo registrato nel 2015. Concludiamo con le mappe relative alle serie storiche complete degli ultimi 12 anni per l’artico e l’Antartide.

Il valore massimo raggiunto quest’anno si posiziona circa in media rispetto agli ultimi 12 anni pur confermando il dato del 24 aprile così come quelli del primo scorcio di questa “terribile” primavera tra i più bassi di sempre.

Per quanto riguarda invece l’Antartide il valore minimo raggiunto in febbraio non supera quello del 2017 ed anche i dati degli ultimi giorni confermano un trend degli ultimi tre anni su valori comunque decisamente bassi. Insomma, nel complesso pare che mai come in questo scorcio di millennio entrambi i poli siano in sofferenza:” si, rispondendo alla domanda iniziale viviamo una fase di reale emergenza climatica a livello globale, dovremo monitorare come essa si evolverà nei prossimi mesi, anche considerando le anomalie termiche superficiali, che fortunatamente sembrano non essere altrettanto estreme.

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